Descrizione
Il titolo, dato dallo stesso autore a una prima raccolta delle sue poesie, rappresenta la riservatezza, la delicatezza con cui l’Autore incontra, si accompagna a persone, eventi, creazioni artistiche e bellezze naturali…
Il suo narrare poetico ha avuto successo per la immediatezza, la semplicità e la profondità dei messaggi: un prete, un uomo che scruta con sensibilità e delicatezza volti, cose, tempi, cogliendo frammenti e annunci di bellezza negli infinti incontri del quotidiano.
«Chi ricorda il volto di don Angelo trova un’immediata somiglianza tra gli occhi di lui e quegli occhi grandi rivolti per ogni dove che Abercio attribuisce al casto pastore, cioè a Gesù. E non ci può ingannare l’umiltà di don Angelo, che quasi infantilmente tenta di spostare il nostro obiettivo dai suoi occhi a quelli del Fanciullo di Nazaret» (dalla “Premessa” di A. Levi).







